Disturbo da stress post-traumatico

Il Disturbo da stress post traumatico

Il Disturbo Post Traumatico da Stress è una patologia che può colpire le persone che hanno subito o hanno assistito ad un evento traumatico, catastrofico o violento.

Un tempo, questo disturbo veniva chiamato “nevrosi da guerra”, in quanto osservato frequentemente in persone esposte ai traumi derivati da eventi bellici: ex soldati, veterani ecc. Tuttavia, il concetto stesso di trauma è assai più ampio e diffuso: a tutti può capitare di vivere esperienze sentite come minacciose, che soverchiano la propria sensazione di avere un controllo sulla realtà circostante e che fanno sentire in pericolo. Molte persone riescono a superare la reazione iniziale di shock emotivo in maniera autonoma, ma se i sintomi persistono per più di un mese, si può parlare di Disturbo da Stress Post – Traumatico (PTSD).

Cos’è un trauma

Sono molte le definizioni che nel corso del tempo sono state date del concetto di trauma. In modo generale, si potrebbe dire che si tratta di un’esperienza di particolare gravità che irrompe nella vita della persona, andando a compromettere e ad incrinare il suo senso di “continuità” e prevedibilità dell’esistenza.

Il trauma, per definizione è insopportabile e intollerabile, è un evento non rappresentabile nella nostra mente. Proprio questo suo carattere di intollerabilità, potrebbe indurre le vittime ad utilizzare una grande quantità di energia psichica nel tentativo di tenerlo fuori dal proprio campo cosciente, nel disperato tentativo di andare avanti come se nulla fosse accaduto. Tuttavia, questo non è di per sé sufficiente, in quanto nonostante la persona faccia di tutto (a livello conscio e inconscio) per tenerlo fuori, il trauma lascia tracce nel nostro cervello, che non è tanto abile a denegare. Questo significa che un’esperienza traumatica può essere riattivata anche molto tempo dopo la sua conclusione, al minimo accenno di pericolo e può mobilitare i circuiti cerebrali danneggiati (B. Van Der Kolk, 2015).

Altra caratteristica del trauma, spesso riscontrata nelle narrazioni dei pazienti, è il suo rappresentare una sorta di spartiacque tra quello che era il “prima”, percepito come prevedibile, controllante, rassicurante e quello che è il “dopo”, che all’improvviso sembra qualcosa di molto diverso.

Le esperienze traumatiche lasciano molte tracce, e lo fanno su più livelli: nella mente e nelle emozioni, nella capacità personale di sentirsi vicini e coinvolti, di provare gioia e piacere, nella quotidianità e nelle abitudini di vita, all’interno delle famiglie e persino nel sistema immunitario!

Quali esperienze possono essere considerate “traumatiche”?

Molte sono le tipologie di “evento traumatico” cui un essere umano può andare incontro nella vita. Ci sono i Traumi nel vero senso del termine, ovvero quegli eventi di straordinaria entità che inducono morte, distruzione e minacciano l’integrità fisica di se stessi o delle persone care. Rientrano in questa categoria i disastri ambientali, guerre, aggressioni, abusi ecc

Vi sono poi anche i piccoli traumi, che grazie al loro carattere “cumulativo” nel corso del tempo, possono produrre comunque dei profondi disagi nell’individuo. È semplice intuire come una traumatizzazione di tipo cronico e cumulativo, legata ad esempio ad abusi intra-familiari, maltrattamenti e trascuratezza nell’infanzia, possa avere degli effetti pervasivi e influire, anche a lungo termine, sulle caratteristiche di personalità e sulla qualità di vita dell’essere umano.

È attivo un dibattito scientifico nel tentativo di delineare le caratteristiche specifiche che questo tipo di traumatizzazione cronica possa indurre nell’individuo, anche con l’obiettivo di differenziarne caratteristiche ed esiti rispetto al PTSD. La diagnosi proposta (B. V. Der Kolk, 2015) è quella di “Disturbo da Trauma Complesso”, ma ad oggi non è ancora compresa nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM5).

I sintomi del disturbo Da Stress Post Traumatico secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali

Secondo il DSM 5 (A.P.A. 2013) per fare diagnosi di Disturbo da stess post-traumatico (PTSD) sono necessari i seguenti criteri:

  • Esposizione a un evento traumatico come morte o minaccia di morte, grave lesione o violenza sessuale.
  • Sintomi intrusivi correlati all’evento: la vittima tende a rivivere il momento del trauma attraverso flashback, sogni, pensieri ricorrenti;
  • Sintomi di evitamento: la vittima tende ad attivare condotte finalizzate ad evitare situazioni, eventi, luoghi, persone, che in qualche modo potrebbero riattivare una memoria del trauma, vissuta come disturbante. Queste condotte evitanti, possono riguardare anche aspetti interni, e portare a sopprimere ricordi spiacevoli o emozioni intense connesse all’evento.
  • Presenza di alterazioni cognitive, di pensieri ed emozioni associate all’evento. La persona può non ricordare aspetti importanti dell’evento traumatico, sviluppare convinzioni e aspettative negative per se stesso, oppure convinzioni distorte rispetto all’interpretazione personale dell’evento, che portano a dare la colpa a se stessi di quanto accaduto, oppure agli altri. Presenza di stato emotivo negativo, sentimenti persistenti di paura, rabbia, orrore, colpa, vergogna; sentimenti di distacco verso gli altri e riduzione dell’interesse nella partecipazione ad attività significative.
  • Alterazione dell’arousal e della reattività; esagerate risposte di allarme, problemi di concentrazione, comportamento irritabile, esplosioni di rabbia.
  • La durata dei sintomi descritti è superiore ad un mese;
  • Il disturbo causa disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
  • Il disturbo non è attribuibile agli effetti fisiologici di una sostanza.

Esiti e terapia

L’esposizione a un evento traumatico può evolversi in una serie di esiti differenti nell’individuo: questi possono avere a che fare con le caratteristiche sintomatologiche del disturbo da stress post-traumatico; possono evolvere anche in altro, su più livelli differenti, coinvolgendo la persona nei suoi aspetti interni ed esterni, agendo sui legami relazionali e familiari; allo stesso tempo, le esperienze traumatiche non elaborate possono produrre tracce persino nelle generazioni successive. Gli esiti dipendono da una serie di variabili personali e relazionali, ad esempio una relazione di attaccamento sicuro costituisce un fattore protettivo. Il trauma da un certo punto di vista vincola le persone (ricordiamoci che non ha solo a che fare con la vittima, ma produce un effetto anche nelle persone affettivamente coinvolte) ma, cambiando punto di vista, permette di fare emergere delle risorse per il superamento dei vincoli e delle difficoltà.

Non sempre è facile far fronte ad eventi di questo tipo in maniera autonoma. Se si avverte un senso di malessere, di difficoltà personale e/o relazionale, è il caso di chiedere aiuto a uno Psicologo professionista, che attraverso un’ottica di integrazione e di complessità nella presa in carico della persona, possa aiutarla ad elaborare memorie e affetti traumatici, con l’obiettivo di aiutarla a recuperare la naturale evolutività dell’esistenza. La psicoterapia offre degli strumenti integrativi che sostengono e permettono alla persona di attribuire un senso ed un significato personale al trauma, avviando un processo elaborativo e di cura. Intraprendere un percorso di Psicoterapia individuale, dunque, aiuta a mettere a fuoco i propri traumi e ad elaborarli al meglio per poterli affrontare e risolvere, con l’obiettivo di vivere serenamente la propria vita.  

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