Simona Borruso Educatore cinofilo

La Psicologia Canina e il ruolo dell’Educatore Cinofilo

Simona Borruso, Ecobiologa e Istruttrice cinofilo, ci spiega l’importanza della Relazione tra Uomo e Cane 

Oggi un numero sempre crescente di persone sceglie di condividere la propria casa e la propria vita con un animale domestico. A valle dei numerosi risvolti positivi che da questa scelta possono derivare, ci sono anche degli aspetti di forte responsabilità e di impegno che implicano, ad esempio, l’aspetto educativo dell’animale.

Alle volte, come accade per l’educazione dei figli, ci possono essere delle difficoltà e dei momenti in cui è difficile capire quale sia il modo migliore di comportarsi, anche tenendo conto delle caratteristiche soggettive dell’uomo e del cane.

Diversi studi di psicologia comparata e di etologia sottolineano la relazione tra il comportamento del cane e la natura e la qualità del legame affettivo che si costruisce con lui. Avevamo già parlato dell’Amicizia tra uomo e cane, in termini più strettamente collegati alla affinità e vicinanza psicologica. Oggi vogliamo farlo con gli occhi di chi quotidianamente si confronta con la psicologia canina e sul rapporto tra le famiglie e i propri amici a quattro zampe.

A chi, infatti, chiediamo aiuto nei momenti di difficoltà con il nostro compagno canino? Come possiamo venire fuori dall’empasse che si può creare nella relazione con il proprio amico a quattro zampe?

Lo abbiamo chiesto a Simona Borruso, Ecobiologa, collaboratrice in ricerche comportamentali, Educatrice ed Istruttrice Cinofilo con approccio Cognitivo Zooantropologico. Simona ha cominciato formandosi come operatore ed educatore volontario di canile nel 2006, attualmente si occupa principalmente di consulenze comportamentali private e di zooantropologia didattica con bambini ed adulti.

Di cosa si occupa la figura dell’educatore cinofilo?

L’educatore cinofilo formato secondo l’approccio cognitivo zooantropologico, a differenza del classico addestratore, si pone l’obbiettivo di far emergere la personalità del soggetto, soddisfarne coerentemente i suoi bisogni e inserirlo al meglio nel suo contesto di vita; lavora con cani in fase evolutiva (dai 3 mesi ai 2 anni circa) e ha quindi un ruolo fondamentale nello stimolare la nascita di una alleanza tra il cane e la sua famiglia umana. Vero è che si educa il cucciolo ma, contemporaneamente, si educa anche il referente umano, allo scopo di sviluppare una convergenza di stili che valorizzino un benessere condiviso nello stare assieme. Le consulenze hanno quindi il fine di valorizzare la relazione, tenendo sempre presente le soggettività degli interlocutori.

Quali sono i problemi più comuni per cui la gente chiede il tuo intervento?

Per quanto riguarda la sfera educativa, vengo spesso contattata da famiglie che hanno da poco preso un cucciolo, il quale, arrivato in adolescenza, tira al guinzaglio, inizia a non andare più d’accordo con i suoi simili, è troppo esuberante in casa o, ancora, fa danni in casa quando resta solo. Altre volte, quando parliamo di istruzione cinofila, il mio intervento è richiesto per soggetti, spesso in età post-evolutiva, che mettono in atto comportamenti di aggressione intra ed inter-specifica, che mostrano fobie o derive comportamentali. In questi casi, il mio compito è quello di attuare una vera e proprio modifica del comportamento aggressivo attraverso attività emendative e, per la risoluzione di alcune di queste problematicità, è spesso necessario essere affiancati da veterinari esperti in comportamento e psicologia canina.

Quali sono gli aspetti che metti a fuoco nel gestire una domanda di aiuto?

Nel primo contatto mi viene descritto il problema, reale o percepito che sia, da parte della famiglia e, allo stesso tempo, prendo qualche informazione generale su età, razza e stato di salute del cane. Questo, al fine di impostare al meglio il primo incontro, quello valutativo dello stato generale di partenza, nel quale ho modo di annotarmi i diversi indizi ambientali che la casa mi fornisce, parlare con i familiari e osservare il cane nel suo ambiente domestico. Il focus principale è l’osservazione della relazione tra cane e referenti umani nel qui ed ora della visita in casa e nella seguente passeggiata in esterno che propongo di effettuare. Questo diventa il mio punto zero e da qui, esulando il giudizio e cercando di empatizzare il più possibile con tutti loro, inizio a indirizzare già da subito il sistema familiare (cani e umani) nel suo percorso di crescita assieme, migliorando la qualità della loro vita.

Quant’è importante, nel tuo lavoro, tenere conto della relazione che si crea tra uomo ed animale e, in che modo essa influisce nelle dinamiche del problema per cui vieni contattata?

Si può dire che sia la parte essenziale del mio lavoro, sia come punto di partenza che come punto di arrivo. Difatti la gran parte dei problemi per cui sono chiamata a intervenire nasce e si risolve nell’ottimizzazione del rapporto tra famiglia e cane. Come educatori, aiutiamo le persone a creare una relazione corretta con l’animale nei vari momenti della giornata: dal rito della somministrazione del cibo, alla passeggiata, al gioco, fino ad arrivare al momento del riposo.

Anche quando sono chiamata a intervenire nei problemi comportamentali, è essenziale partire dalla relazione perché, a parte qualche specifico caso, è sempre in essa che si realizzano quelle situazioni problematiche che frettolosamente attribuiamo come dipendenti solo dal cane e che, se esaminate in maniera sistemica, spesso rivelano una mancata capacità di ascolto da parte dell’essere umano, una antropomorfizzazione di comportamenti o, ancora, un continuo fraintendimento comunicativo.

Vuoi dare qualche consiglio per costruire una buona relazione di fiducia con il proprio cane?

Partendo dal presupposto che le nostre emozioni e quelle del cane giocano un ruolo fondamentale nella nascita di una relazione e di un rapporto di fiducia e presupponendo che esse si appoggino ad un assetto emozionale positivo, per creare una buona relazione di fiducia con il nostro cane non devono mai mancare alcune componenti fondamentali come l’ascolto reciproco, la condivisione ed il divertimento. Il referente umano deve impegnarsi per imparare a conoscere il proprio cane, sapere cosa gli piace fare e cosa no, cosa lo rilassa e cosa lo mette in difficoltà. La fiducia con il cane inizia con una buona capacità comunicativa, quindi dobbiamo comprenderlo ed essere capaci di leggere cosa sta comunicando. Dobbiamo, inoltre, essere fonte di attività e iniziative interessanti per il nostro cane, non avere proiezioni antropomorfe su di lui e non attribuirgli un ruolo che in realtà non gli compete. Essenziale è, infine, la coerenza, intesa come Coerenza comunicativa tra il nostro verbale e non verbale, coerenza di indicazioni al cane su cosa gli è concesso e cosa no. In parole semplici, se vogliamo renderlo più semplice ma, non per questo dimenticarci delle differenze di specie-specifiche, possiamo pensare alla nostra relazione con il cane come ad una relazione con un nostro amico, in termini di lealtà e di chiarezza comunicativa; che poi è quel processo con il quale noi impariamo a fidarci di qualcuno e che ci rende affidabili.

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