Ti è mai capitato di cambiare “posizione”?

Perché in alcune situazioni può essere così difficile comprendere il punto di vista degli altri?

Ti è mai capitato di essere assolutamente convinto della tua verità, tanto da fare fatica anche solo a considerare la possibilità che qualcun altro possa non vederla come te?

Probabilmente ti sarà capitato di sperimentare anche l’altra posizione, complementare alla precedente: avere l’impressione che il tuo interlocutore non riesca a comprendere il tuo punto di vista, il tuo vissuto ecc.

Ma perché questo avviene?

Guardando un oggetto sempre dalla stessa angolazione, riusciremo certamente a vederlo, ad osservarlo, probabilmente diventeremo anche molto bravi a coglierne i suoi aspetti nei minimi particolari. Impareremo a conoscerlo e ci sentiremo anche “forti” di questa conoscenza così minuziosa e puntuale.

Tuttavia, può capitare di dimenticare che quella che abbiamo imparato a conoscere così bene, con una lente zoom, non è che “una parte” di quell’oggetto, quella cioè visibile da quella nostra prospettiva di osservazione.

Cosa accadrebbe se ci spostassimo? Cambiando angolazione, cosa potremmo vedere?

Ebbene, mettendoci in un’altra posizione anche l’oggetto cambierebbe e di conseguenza, anche noi scopriremmo nuovi colori, nuove sfumature, nuove zone di luce o magari, delle trasparenze…

Saremmo quindi in grado di vedere molte cose nuove dello stesso oggetto, che certamente non andrebbero a sostituire la visione precedente (pensateci bene, a che servirebbe?), ma potrebbero affiancarla, arricchendola. E potremmo ripetere l’operazione ancora e ancora, ogni volta spostandoci un pochino.

Ci avevi mai pensato?

Anche nelle relazioni interpersonali accade qualcosa di simile. Quante volte capita di prendere una posizione rigida in una comunicazione e di avere difficoltà a capire il punto di vista altrui? Spesso accade di confrontarsi con gli altri mantenendo la convinzione che il nostro punto di vista sia il “più giusto”, il più attendibile, il più convincente, il più completo.

Ma in base a cosa ognuno di noi definisce cosa è “giusto” o  cosa è “sbagliato”? Qual è il metro di paragone che utilizziamo per definire il reale?

Beh è semplice, il metro siamo noi! E naturalmente, vale per “ognuno” di noi.

Ciò significa che ciò che l’altro dice potrebbe essere un “altro” punto di vista su di una stessa cosa, una realtà definita con un “altro metro”, un oggetto osservato da un’altra posizione.

Il considerare e l’accogliere una visione alternativa rende più complesso il reale, lo arricchisce, permettendo di riempirlo di ulteriori significati, che forse fino a quel momento si riuscivano a vedere e comprendere. La complessità potrebbe aumentare le alternative che abbiamo di leggere la realtà, quindi di agire, di comportarci, aumentando e migliorando la nostra possibilità di scelta. Potremmo dire che, forse, ciò che è “giusto” per qualcuno potrebbe essere “sbagliato” per altri, e viceversa. Oppure, potremmo arrivare alla conclusione, che entrambe le visioni del reale potrebbero essere idonee.

Forse se ci permettiamo di “spostarci”, e guardare con un altro punto di vista, anche noi possiamo metterci nella posizione di cambiare, di vederci ed osservarci, da un altro punto di vista.

Un punto di vista nuovo.

Dott.ssa Orsola Monteleone

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